Secreta N° 5 - Novembre 2009

Generato e non creato da Operaalnero lì venerdì, 06 novembre 2009,09:14
copertina_n5Numero 5
Novembre 2009

Archetipi dell’Eterno nella saga arturiana

Profetesse ed oracoli del mondo greco: Delfi e Cuma

L’Angelo Caduto

La “Rupe del Diavolo”

Siena: La Torre del Mangia

Alchimisti: Nicolas Flamel
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prova

Generato e non creato da lilith979 lì martedì, 20 ottobre 2009,10:56
cartolinapssito1
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Secreta N°4 - Ottobre

Generato e non creato da Operaalnero lì domenica, 20 settembre 2009,20:32
copertina_n4Fumetti esoterici. L'eco del mito

Tarocchi. I Segreti Trionfi

Betlemme

Il figlio di Apollo: Pitagora

L'eredità del dio cancellato

Mikulàs Rachlik

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Ecco a voi...

Generato e non creato da Operaalnero lì giovedì, 23 aprile 2009,15:35

Molti fra di voi si saranno chiesti dove era andato a finire il buon vecchio zio Opera...

Sto ancora incrociando le dita, ma intanto posso anticiparvi che da Giugno troverete in edicola una nuova rivista, della casa editrice Olimpia, dedicata ai misteri e all'esoterismo...diretta dal Nostro Andrea Aromatico!

Il sottoscritto, squillino le trombe, è tra i collaboratori.

Cop_secreta_numero_zero_WEB1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per i delfini curiosi lascio il link per accedere al sito dove si può scaricare il numero "0" presentato a Rimini il 4 Aprile scorso presso il gran Capitolo RAM.

http://rdyork.blogspot.com/2009/04/questa-e-la-nuova-rivista-che-e-stata.html

Salute sempre...

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Comus wakes he starts to play

Generato e non creato da verbumdimissum lì mercoledì, 04 febbraio 2009,23:22

I Comus rappresentano il tipico gruppo progressive degli anni 70: musicalmente molto validi, ma distrutti dall'insuccesso commerciale. Altri tempi quelli, in cui era difficile emergere a causa dell'incredibile quantità di talenti. Esponenti del folk progressive (sulla scia dei Pentangle), il loro sound (prettamente acustico e ricco di strumenti) era caratterizzato da elementi pagani e oscuri, con testi potenti e inquietanti, ad esempio:

As I carry you to your grave my arms your hearse (Drip Drip)

I was mad and was accepted for treatment at a hospital for the mentally sick  (The Prisoner)

Tra la voce del cantante/chitarrista Roger Wootton, la grafica del primo disco, le tematiche affrontate, si può intuire il perché il gruppo non sia riuscito a vendere. Così, dopo First Utterance si scioglie, per ricomparire dopo 3 anni con una formazione profondamente diversa e con un lavoro debole e commerciale. A questo punto si sciolgono nuovamente. Consiglio un doppio cd uscito nel 2005 che raccoglie tutto ciò che hanno registrato, comprese alcune b-sides di First Utterance molto valide.

Il video è Diana.

     

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Alchimia della Storia

Generato e non creato da Operaalnero lì giovedì, 29 gennaio 2009,10:47
Wolfgang Giegerich
 ALCHIMIA DELLA STORIA
e la morte dell'anima nella civiltà della tecnica
 Ed. Moretti & Vitali, 2008 
 Wolfgag Giegerich, filosofo e analista junghiano, è considerato il più radicale e allo stesso tempo il più fedele dei seguaci di Jung. E' uno dei pochi autori post-junghiani che non si accontentano di approfondire e divulgare il tesoro ereditato, ma che utilizza il suo rigore filosofico e la sua intuizione psicologica per creare del nuovo. In questo libro psicologia, storia e filosofia si intrecciano e tessono un arazzo di quello che Jung ha chiamato realtà psichica, con tutte le sue sfumature. Nella prima parte l'autore - in una sorta di controcanto con il libro di Remo Bodei "Se la storia ha un senso" - mostra come la storiografia abbia sostituito il racconto mitico: "abbiamo bisogno di occuparci di eventi del passato - guerre, conquiste, sistemi politici che cambiano - nello stesso modo con cui l'uomo arcaico aveva bisogno di racconti di titani e gli dei... Noi crediamo nella storia. Non solo crediamo che anche al tempo in cui per gli uomini non tutto era storico, tutto si sia comunque sviluppato in modo storico". Gli avvenimenti dei tempi antichi avevano sull'uomo un potere coercitivo con il quale lo guardavano e gli parlavano; ora tutto si è ribaltato: è l'uomo che guarda il passato e col suo sguardo fa impietrire gli eventi confinandoli a una dimensione inanimata. Tuttavia quello che è diventato passato, cioè storia, ha bisogno di essere guardato e nuovamente raccontato, o come si dice "riletto", in ogni epoca. Qual è dunque per Giegerich il senso della storia? Sembra che l'uomo l'abbia inventata per dare agli eventi un senso che si riferisce a lui, per autoferirla a sé stesso: un senso che lo pone al centro degli eventi. La realtà psichica invece rimane qualcosa che non può essere guardato dall'uomo. "Gli archetipi da sempre guardano e continuano a guardare nella nostra vita". Di che cosa ci parlano gli archetipi oggi? Si domanda Giegerich. Attraverso la rilettura di opere quali “ La colonia penale di Kafka ” Giegerich ci induce a rimettere in discussione alcune delle nostre certezze, anche quella più consolidata dall'illuminismo in poi: la libertà dell'individuo. Curiosamente oggi, solo i neuroscienziati sono rappresentanti ufficiali della certezza e possono permettersi di dire che l'individuo non è così libero come l'illuminismo aveva pensato; e usano a sostegno delle loro tesi non pensieri ma “sezioni del cervello, tagliato virtualmente a fette”. Così nel saggio “La morte dell'anima nella civiltà della tecnica” viene dato corpo al mito in cui viviamo: la scienza può… ma che cosa produce? Traendo spunto dalla poesia di Hölderlin “Metà della vita” viene descritta la “rottura” fra il prima e il dopo, fra l'antico e il nuovo, fra l'estate, la vita piena, un mondo incantato (mitico) e l'inverno, le mura fredde, l'assenza di parole. Ma anche questa rottura non è definitiva ma fa parte invece di un processo alchemico, di trasformazione… 
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Hassan I Sabah - Hawkwind

Generato e non creato da Operaalnero lì mercoledì, 31 dicembre 2008,09:18

Hashish-hashin Hashish-hashin
Hashish-hashin Hashish-hashin
Hashish-hashin Hashish-hashin
Hashishin

Black-September Black-September
Black-September Black-September
Black-September Black-September
Black-September

Death unto all infidels in oil
Guide us o thou genie of the smoke
Lead us to a thousand and one nights
In the perfumed garden of delights

Petro-dollar Petro-dollar
Petrol-D'allah Petrol-D'allah
Petro-dollar Petro-dollar
Petro-dollar

It is written in the song of the desert
It is written in the signs in the stars
It is written in the sands of the hour-glass
It is written
It is written in the eye of the falcon
It is written in the shade of the scorpion
It is written in the wealth of the sun
It is written
It is written that man's truth is a mirage
It is written that death's an oasis
It is written for all unbelievers
It is written

Death unto all infidels in oil
Guide us o thou genie of the smoke
Lead us to a thousand and one nights
In the perfumed garden of delights

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Pink Floyd - A Saucerful Of Secrets

Generato e non creato da Operaalnero lì giovedì, 18 dicembre 2008,11:46

 

"Let there be more light". Con questa canzone si apriva nel '68 il secondo album dei Pink Floyd. Syd Barrett era "alla frutta" e il suo amico del cuore, David Gilmour, già tramava nell'ombra per "fargli le scarpe" (detto simpaticamente)...

In questo album ci sono alcune canzoni che personalmente considero dei capolavori della produzione pynkfoydiana. Finisce la fase prettamente "psicadelica" e inizia la fase che oserei definire "metafisica". E' ancora un album di passaggio, lo stile di Barrett, psicadelico e imprevedibile, si affianca a quello di Waters, "metafisico" dark e cupo. Una della canzoni più belle: "Set the controls for the heart of the sun" rimarrà l'unica canzone nella loro discografia in cui suoneranno tutti e cinque.

Un'altra caratteristica curiosa di quest'album, che mi ha da sempre affascinato, è la copertina. E' vero, all'epoca andava molto di moda, soprattutto per quel che riguardava le rock band, affidare la confezione delle copertine degli LP ad artisti di un certo calibro. Tutti ricordano alcune curiose copertine di album dei Genesis, dei Led Zeppelin, dei Beatles, dei Black Sabbath...dei Pink Floyd ecc. Ebbene, per un cultore del genere "magico-alchemico" la copertina di "A saucerful of secrets" risulta essere molto interessante. Alcune delle immagini presenti, posso garantirlo personalmente, sono state prese direttamente da testi di Alchimia. Gli alambicchi in primo piano, la figura dell'alchimista al centro dell'album, ecc. Non avendo altre fonti su cui poter effettuare le mie ricerche, mi sono affidato a Wikipedia:

La copertina e le foto sono dell'Hipgnosis di Storm Thorgerson che realizzò molte delle copertine dei Pink Floyd; è formata da un collage di 13 immagini tra cui figurano alcuni frammenti di fumetti della Marvel Comics, l'immagine di un alchimista, immagini di ampolle e bottiglie, una ruota zodiacale, il sole, alcuni pianeti e una piccola foto del gruppo sulle rive di un fiume fuori Londra. Sulla copertina si può leggere anche la scritta "y d pinkfloyd p" e resta il dubbio sul reale significato delle lettere iniziali, infatti secondo alcuni sarebbe la semplice ripetizione di "p i n k f l o y d", mentre secondo altri sarebbe (s) y d pinkfloyd p(inkfloyd), ovvero un omaggio a Syd Barrett che aveva lasciato definitivamente il gruppo nel febbraio 1968. Con questo album i Pink Floyd danno una svolta alla loro musica, e, incidentalmente, tolgono l'articolo "The" dal nome Pink Floyd.

Hipgnosis è stato uno studio fotografico e di design specializzato nella creazione di copertine per album musicali.

Hipgnosis era costituita inizialmente da Storm Thorgerson, Aubrey Powell e Peter Christopherson. Il gruppo si sciolse nel 1983 ma Thorgerson lavora ancora al design per album discografici.

Storia

Nel 1968 a Thorgerson e Powell fu chiesto, dai loro amici tra i Pink Floyd, se potevano essere interessati alla creazione della copertina per il loro secondo album, A Saucerful of Secrets. Loro accettarono, e fecero un lavoro aggiuntivo per la EMI, includendo fotografie e copertine di album per Free, Toe Fat e The Gods. Essendo studenti di arte e cinema, ebbero la possibilità di utilizzare la camera oscura al Royal College of Art, ma quando finirono la scuola, dovettero dotarsi di attrezzature proprie. Costruirono quindi una piccola camera oscura nella toilette di Powell, ma di lì a poco, nei primi anni settanta, affittarono uno spazio e costruirono uno studio.

Quando iniziarono, Powell e Thorgerson presero il proprio nome da un graffito che avevano trovato sulla porta del loro appartamento. La parola piacque loro non soltanto per l'affinità sonora con "ipnosi", ma anche per la combinazione di due termini contradditori, "hip" (nuovo e trendy), e "gnosis" (termine relativo ad una antica forma di consapevolezza).

Hipgnosis sfondò nel 1973, con la copertina per The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd. Il disco in se stesso ebbe ampio successo, e ciò lo mise nelle mani di milioni di fan, e da allora fu considerata una delle migliori copertine di album di ogni tempo (VH1 la pose al 4 posto, nel 2003). Dopo allora, l'azienda divenne "a richiesta", e creò molte copertine per gruppi di alto profilo come Led Zeppelin, Yes, Genesis, UFO, Peter Gabriel e The Alan Parsons Project.

Peter Christopherson si unì a Hipgnosis come assistente, nel 1974, e più tardi divenne un socio a tutti gli effetti. L'azienda, con gli anni, impiegò molti assistenti e altri membri dello staff. Degni di nota furono gli artisti freelance George Hardie, Colin Elgie e Richard Manning.

Da sottolineare il fatto che Hipgnosis non aveva un listino di tariffe per la creazione di una copertina per album, bensì chiedeva agli artisti di "pagare quanto pensavano valesse", una politica che soltanto occasionalmente si rivelò autolesionistica secondo Thorgerson nel suo libro sul design di copertine per album musicali.

Un altro tratto distintivo di Hypgnosis consiste nel fatto che molte delle loro immagini di copertina raccontano "storie" direttamente correlate ai testi contenuti nell'album. Dal momento che sia Powell che Thorgerson erano studenti di cinema, utilizzarono spesso i modelli come "attori" e impostarono le fotografie in maniera spiccatamente teatrale. Le copertine di Hypgnosis raramente presentano immagini degli artisti al loro esterno, e per la maggior parte sono in un formato pieghevole che fornisce ampio spazio per le loro sofisticate composizioni.

 

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Intervallo

Generato e non creato da Operaalnero lì sabato, 06 dicembre 2008,10:38

 

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Il Poeta e il Cacciatore

Generato e non creato da Operaalnero lì martedì, 02 dicembre 2008,10:53
poeta cacciatore

Il poeta e il cacciatore

di Umberto Piersanti - Andrea Aromatico

l'argomento
Due sguardi, quello di un poeta votato alla caccia e quello di un cacciatore condannato alla poesia, si passano il testimone nell’osservare la magia, il senso e la verità della passione venatoria. Sguardo avido, quello di Piersanti, rapace di visioni, sensibile a ogni forma di oggettualità, che esplora l’universo della campagna alla ricerca dei segni pulsionali della propria storia, delle amorevoli presenze del proprio romanzo familiare. Sguardo maniacale e gioioso, quello di Aromatico, di una gioia altrettanto instancabile e tesa, che giunge all’apice del desiderio corteggiando le vie della memoria e dell’appartenenza a un mito rurale perduto e sempre ritrovato. Il loro mondo è là, nell’Appennino centroitaliano, nei paesaggi che dal Montefeltro e dall’Urbinate conducono alle sponde dell’Adriatico senza mai, con questo mare, unirsi e confondersi. Nei boschi montani di Bocca Trabaria, al passo dei tordi, tra accensioni di rosso ottobrino e spari che scuotono il cielo, e poi giù verso il piano, tra radure e paduli, dove i beccacciai si ostinano a celebrare il culto di una Regina misteriosa e distante. E c’è un impeto morale nel loro discorso, che si declina nei termini ora di amaro risentimento, ora di elegiaco rimpianto, ora di perentoria affermazione di certezze, quelle poche ed essenziali del cacciatore, bastevoli a indicare il significato di una vita, a chiudere l’eterna, triangolare dialettica del gioco venatorio: amore, predazione, morte e ancora amore. A restituire il senso di una cultura e di una verità da riaffermare. Non solo con le parole.

l'autore
Umberto Piersanti (Urbino, 1941) è una tra le voci autorevoli della poesia italiana contemporanea. Vive a Urbino, dove insegna Sociologia della Letteratura all’Università.
Andrea Aromatico (Urbino, 1966) è giornalista, scrittore e saggista. Collabora con riviste culturali e con il quindicinale «Diana». Vive a Urbino.

13,0x21,0 - 216 pp.
€ 16,00
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